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Piero Montali

 

Recensione di Paolo Maggiani

http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Recensioni&Id=111

Pubblicato il 19/09/2008 20.53.54 su larecherche.it

 

Lungo la costa che va da La Spezia a Pisa, visibile da grande distanza, vi è il Monte Sagro:esso campeggia su Carrara con le sue cave di marmo prime al mondo per estensione e purezza del marmo, sfruttate da tempo immemore. Dalla vetta del Monte Sagro, a quota 1749 si domina un panorama affascinante e lo sguardo percorre tutto il litorale Versiliese, le isole dell’Arcipelago Toscano e, verso est, tutte le cime delle Alpi Apuane. Il suo nome deriva molto probabilmente dal fatto che fu considerata sacra nel corso dei secoli e verosimilmente sede di riti ancestrali, ed ancora oggi è un luogo dove ricongiungersi al proprio spirito mediante la meditazione e dove riecheggiano fatti antichi di cui è rimasta l'ombra indelebile nell'etere o nel magnetismo del luogo, qui il mistero è intriso di conoscenza, di capacità di vedere e la perfetta simbiosi tra creato, spirito e materia è carica di ritualità simbolica

Un’esperienza umana di lavoro, forza e coraggio, quella dell'autore, sfociata nella profonda consapevolezza dell'essere umano, sospeso tra spirito e materia, in continua ricerca - e perdita - di equilibri, nel punto di contatto tra trascendente ed immanente. Un’esplorazione della capacità tutta orientale della meditazione, le sue tecniche, il respiro profondo del corpo e della mente, che permettono di fare tesoro di concetti d'amore profondo e che saprà affascinare e guidare sia chi già pratica la meditazione sia chi non la fa, ma ne è affascinato ed attratto.

L'autore durante la sua vita ha viaggiato molto e ha fatto tesoro dell'esperienza fantastica del viaggio e l’ha riversata in questi racconti, sia i personaggi si spostino per esigenze professionali, sia per diporto il viaggio ha sempre la capacità di trasformarli sin nel profondo.

I racconti che compongono questo libro, sebbene indipendenti l’un l’altro trovano una coesione, una continuità creando una sorta di percorso iniziatico, in cui l'autore, forte delle proprie esperienze, riesce ad indicare al lettore una porta verso una conoscenza più profonda della coscienza, fornendogli spunti di riflessione che possono ampliare e migliorare la coscienza di sé; ed il viaggio, assieme alla scoperta, diventa una chiave di lettura del libro. L'autore ha capacità di portare il lettore verso mete inaspettate e punti di non ritorno che hanno una vocazione divina, e sospendono l'animo in un fluido di migliorata coscienza.

Nel primo racconto, "La chiesa sconsacrata", durante le vacanze al termine del liceo, tre ragazzi partono per un viaggio lungo il cammino verso Santiago de Compostela. Accanto alle tipiche esperienze giovanili ne vivono una più profonda, mentre si trovano accampati nei pressi di una chiesa chiusa dai tempi dell’ultima guerra, ed "in cui erano avvenuti fatti di cui non si parla", in sogno (o realtà) si trovano testimoni del mistero che si ripete periodicamente nella chiesa. Le loro giovani vite vengono proiettate verso la vita adulta, ma serbando un forte legame con le vite altrettanto giovani ma rimaste tali in seguito ai fatti dell'ultima guerra. Un'esperienza completa, che li porterà ad apprendere in pieno il significato del divenire adulti.

Il breve racconto che segue ,"Gino: il santo puttaniere", prende il titolo da un personaggio frequentato dall'autore durante un viaggio di lavoro, il quale gli rivela la sua vera essenza oltre i bisogni materiali:

"...Gino: gran donnaiolo “pé vocazzione” diceva. E tra le conversazioni in auto, protratte per mesi, e quelle sul bordo della piscina, nei giorni di riposo, sono riuscito a scoprire una variante di sciupafemmine che non è assimilabile né alla tipologia canonica del Casanova, né a quella del Dongiovanni. È quella originale del santo puttaniere, e mi scuso con entrambi, sia i santi che le sfortunate venditrici di sesso a pagamento, ma è proprio ascoltandolo che mi è sorto spontaneo l’abbinamento..."

Il racconto più lungo, che dà il titolo all’intera raccolta, narra di due escursioni assai diverse tra loro, che hanno si come meta la stessa montagna delle Alpi Apuane, il Monte Sagro, ma se in una l'autore compie l'ascesa alla vetta montana nell’altra è la discesa in ignoti mondi sotterranei a rappresentare il traguardo.

 

Nell'ultimo racconto, "Il monaco senza passato", si scoprono le diversità ed i livelli dei bisogni che caratterizzano l'esistenza umana. Anche qui è l’idea del viaggio a generare la vicenda: partendo per diverse destinazioni tre coppie si dividono, quasi per gioco, dapprima le mogli intraprendono un loro viaggio da single e tornano cariche di entusiasmi, partono poi i mariti e poi l'autore segue il suo percorso che si snoda attraverso le vicende generate dai diversi bisogni a diversi livelli dei tre.

Nei racconti di Montali traspare la ricerca, sin nel profondo delle facoltà umane, del punto di contatto tra materia e spirito, un viaggio nella regione cerebrale ancora sconosciuta alla scienza dove galleggia sopito lo spirito divino che risiede in ognuno di noi esseri umani, ed esseri viventi nella materia. Quello spirito che ci accompagna fino dalla creazione del mondo conosciuto, spirito evocato, spiegato, pregato da tutte le religioni del mondo.

A Montali devo rivolgere un grazie per aver saputo trasmutare un concetto così difficile in semplici racconti, ognuno con una propria partecipata (per ogni lettore) chiave di lettura.